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La Maratona delle Acque. Roberto Pallotta

Domenica 9 maggio 2004 ho di nuovo corso la Maratona delle Acque a Terni scegliendo, tra le varie distanze possibili, quella dei 21 chilometri. Ho scritto di nuovo perché non partecipavo più a quest’evento dal lontano 6 giugno 1982 quando avevo quasi vent’anni ma già correvo da cinque, anche se in maniera sicuramente meno metodica di quella attuale.
Non so perché sono ritornato a Terni proprio quest’anno ma era già da diverso tempo che avevo voglia di cimentarmi nuovamente su quel tracciato che, ventidue anni fa, dopo averlo completato, mi aveva dato le stesse sensazioni di chi riesce a compiere un’impresa titanica.
A quei tempi correvo quasi sempre in coppia con mio zio Massimo, ex-calciatore dilettante datosi da poco al podismo che poi purtroppo, nel corso degli anni, ha abbandonato ogni attività sportiva.
Ricordo con piacere quei giorni di giugno e soprattutto ricordo che di li a poco sarebbero cominciati i Mondiali di Calcio in Spagna. La partecipazione degli Azzurri al Mondiale e le previsioni sul loro piazzamento erano naturalmente il principale argomento di discussione in occasione degli allenamenti in sua compagnia (avevo finito la scuola superiore l’anno precedente e non avevo ancora cominciato l’Università, avevo perciò molto tempo libero).
Fu proprio in occasione di uno di questi allenamenti che mio zio, con aria solenne, pronosticò che se fosse riuscito a correre i 21 chilometri della Maratona delle Acque in meno di due ore l’Italia si sarebbe laureata Campione del Mondo; e non solo, promise pure che se ciò fosse realmente accaduto avrebbe corso nel mese di ottobre sia il “Giro dello Scoglio” che la “Marcia degli Arrabbiati”, due percorsi che per i podisti folignati della mia età hanno lo stesso fascino dei tapponi dolomitici del Giro d’Italia (basti pensare che si trattava della scalata del Sasso di Pale nel primo caso e della salita dell’Abbazia di Sassovivo fino a Cancelli nel secondo).
Quel 6 giugno di ventidue anni fa mio zio Massimo riuscì nell’impresa (non ricordo il tempo preciso è passato troppo tempo) e, come tutti ben sappiamo, di lì a un mese anche l’Italia di Bearzot vinse il Mondiale di calcio spagnolo. Ad ottobre, poi, ligio alla promessa fatta, si sorbì entrambe le “classiche di montagna” portandole a termine in condizioni fisiche decenti.
Torniamo ora ai giorni nostri: la Maratona delle Acque è davvero molto dura, si parte dal centro di Terni e dopo quasi 7 chilometri di leggera salita (si segue la S.S. della Valnerina) si giunge al parco delle Cascate delle Marmore. Qui comincia la parte più interessante: si risale, infatti, il sentiero che costeggia la cascata fino al paese di Marmore posto alla sommità del colle. Il sentiero è per lo più composto da scalinate in legno, di fatto è impossibile correre, si possono solo fare gli scalini due a due, quest’anno poi, a causa delle piogge dei giorni precedenti e degli spruzzi provenienti dalla cascata, gli scalini erano particolarmente insidiosi. Lo spettacolo è comunque eccezionale perché, per l’occasione, l’Ente gestore tiene aperte le cascate.
Giunti a Marmore il percorso si divide, a sinistra la 42 chilometri, a destra la 21. Devo confessare che in cima al sentiero avevo le gambe che spruzzavano acido lattico letteralmente da ogni poro, ho perciò tirato un sospiro di sollievo quando la strada ha cominciato leggermente a scendere. Non era però ancora finita, quasi dopo un chilometro ho imboccato un sentiero sterrato che mi ha costretto a sorbirmi ancora circa quattro chilometri di leggera salita anche se attraverso un bellissimo bosco.
Gli otto chilometri rimanenti sono tutti in discesa tranne gli ultimi due nel centro di Terni fino all’ingresso del Campo Scuola Casagrande dove è posto l’arrivo di tutti i percorsi.
Domenica scorsa ho tagliato il traguardo della 21 chilometri in un ora, venticinque minuti e nove secondi (per la cronaca in seconda posizione assoluta, anche se la gara non prevede alcuna classifica, si corre infatti solo con un contrassegno che consente l’ingresso gratuito al parco delle Cascate delle Marmore). Alla fine del percorso ho capito immediatamente perché tanti anni prima completare quella gara mi era sembrata un’impresa eccezionale e perché mio zio considerava finirla in meno di due ore tanto difficile quanto vincere un mondiale di calcio!
A questo punto la domanda sorge spontanea: rispetto a quella di mio zio Massimo la mia prestazione sportiva è stata sicuramente superiore, significa forse che l’Italia vincerà i prossimi Campionati Europei in Portogallo? Lo sapremo il mese prossimo, per adesso ho solo la certezza che, sebbene siano passati molti anni, la corsa resta ancora una fonte inesauribile di sensazioni piacevoli.

Roberto Pallotta – Atletica Villa Candida

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