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Storia di un muro e di un piccone buono che non volle abbatterlo… di Ben

La sveglia inconsueta delle 3 e’ mpò trilla sarcastica: ”Va va, che me vien da ride…”
Annaspo per casa con un occhio solo come Polifemo, mentre Giorgia e Alice saltano giù dal letto come avessero dormito due giorni (chiaro segno dell’evoluzione della specie).
Nell’autobus, tanto per entrare nel clima giusto, si susseguono epici racconti di Maratone in ogni dove, ognuna con aneddoti da rinverdire.
Arriviamo a destinazione in netto anticipo accampandoci al bar per l’attesa.
Per fortuna ci pensa la sicurezza dell’aereoporto a destarci dal torpore, sbattendoci tutti fuori per un buontempone che aveva lasciato un bagaglio incustodito “tipo bomba” proprio di fronte ai banchi del check-in.
Visto il clima ludico, i muratori di un cantiere adiacente, ci rallegrano con uno scoppio artificiale: è gia festa prima di partire!
Finalmente il decollo, giusto il tempo per gli scongiuri di rito alle istruzioni per l’eventuale salvataggio e siamo arrivati.
Berlino ci accoglie con un bellissimo e caldo sole (pure troppo per correre, pensiamo da bravi incontentabili… ma va bene così…)
Trascorriamo il pomeriggio tra ritiro pettorale e sopralluogo alla zona partenza, mettendo la spunta a tutte le voci del manuale “cosa non fare prima di una maratona”… ma si sa, che quando vai fuori, va a finire sempre così.
Cena col cameriere preoccupato a toglierci i piatti prima che ci mangiamo anche quelli, e subito a nanna, a cercare di recuperare qualche energia.
La mattina del grande giorno arriva presto: raggiungiamo la partenza con un colpo d’occhio impressionante: 40.000 tutti ingabbiati come polli (sorrido e penso che è come se le persone di 30 paesi come il mio scendessero tutti in strada simultaneamente per mettersi a correre).
Il tempo dei pensieri svanisce con la presentazione dei grandi Haile Gebreselassie e Sammy Korir, appena 20 metri davanti a noi.
Subito dopo, a suggellare l’evento, gli altoparlanti ci dedicano le note di Momenti di Gloria che squarciano il cielo e qualche cuore tra i più sensibili: personalmente ho la pelle d’oca e mi tremano le gambe, ma vedo intorno a me più d’uno con le lacrime agli occhi.
Lo sparo del via ci porta alla realtà: le gambe ancora un po’ pesanti danno la sensazione di non aver archiviato del tutto qualche recente acciacco, provo a non pensarci e parto al ritmo prefissato, anche se, districarsi tra quel fiume umano, almeno all’inizio, non è cosa facile: il primo km sembra più uno slalom che una Maratona.
La cornice di pubblico è incredibile: già dall’inizio, due ali di folla assiepati dietro le transenne ci incitano instancabili in ogni modo. Spesso incontriamo italiani che ci riconoscono dal completino e il più delle volte ci chiamano per nome.
Il passaggio alla mezza è buono nel tempo ma un po’ meno nelle sensazioni… continuo così, sperando che passi, ma nella testa la convinzione diminuisce, innescando i primi pensieri negativi.
Al 27° un sorpasso sgradito (il pace-maker delle 3 ore) mi convince definitivamente che oggi non è giornata: saluto e ringrazio Remo per l’aiuto e rallento un po’ cambiando strategia.
Già ho staccato la spina: penso solo a finire in buone condizioni, godendomi lo spettacolo della gente: rispondo ai saluti, rallento ai ristori, trovo persino il tempo per incoraggiare chi è in difficoltà… (da che pulpito…!)
Solo al 38°, guardando il tempo totale, mi rendo conto che forse ho esagerato, (per le passeggiate ci sono ancora i giorni a venire) aumento quanto basta per recuperare qualche manciata di secondi fino all’arrivo.
La vista della Porta di Brandeburgo mi sprona un po’, e l’emozione è forte quando tra la folla sento le voci delle bimbe che mi riconoscono, incitandomi con un “Dai Papà!”
Mi giro per un gesto di saluto e varco la porta per le ultime decine di metri che mi separano dall’arrivo: Si… ne valeva comunque la pena… penso a una citazione rimessami in mente da un caro amico: ”Si vive una volta sola, ma se lo fai bene basta…”
Arrivati, c’è chi si fa il segno della croce, chi alza e mani al cielo, chi piange, si abbraccia, e chi pensa solo a respirare piegato in due dalla fatica… la medaglia c’è per tutti, democratica ricompensa, a suggellare ciò che in ogni caso è comunque una piccola impresa.
Un rammarico però ce l’ho: quello della fantastica birra offerta all’arrivo che ho dovuto buttare, tra il sorriso divertito di Remo, perché il mio stomaco proprio non ne voleva sapere…ok, ci rifaremo anche in questo!
Poi, il ritrovo con gli amici, e finalmente la sognata e meritata (?) vacanza.
Ciao a tutti.

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