Corriumbria.it - Corri in Umbria cuore verde d' Italia
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Inviati
New York: la mia favola di Roberta
3h21'38".
Credo che il punto piu' basso di tutta la preparazione possa
essere collocato a meno dieci dalla gara. Uscita per correre
10km a 4'40" ero tornata a casa dopo aver corso 700mt a
5'25"... con fatica e, disperata, al telefono con Gianni
dall'altra parte, mi sembra di sentirlo ancora mentre dice:
"Va bene cosi'... meglio oggi che fra dieci giorni...".
La testa non c'era ma poi, il giorno successivo, ero riuscita
a fare un bigiornaliero in cui la mattina recuperavo l'allenamento
sospeso sostituendolo con delle variazioni "troppo veloci"
e nel pomeriggio tornavo in linea con la tabella con una corsa
lenta rigenerante. Quante volte mi
sono stati descritti i saliscendi di New York, quante volte
miglio dopo miglio, con l'altimetria del percorso di fronte
a me, ho ascoltato i consigli di Gianni. Quante volte ho letto
l'analisi del percorso di Orlando. E piu' me ne parlavano piu'
lo sentivo mio. Il 7 Novembre inizia alle 5 del mattino, il
sole ci accoglie da subito ed e' anche gradevole star distesi
su quel prato in attesa della partenza. Prima di consegnare
la borsa con gli indumenti bacio la nostra spilla DRS, inseparabile
compagna che ogni volta mi attende al traguardo... Sono proprio
in prima fila, perderò soltanto 7sec perche' siamo posizionate
un po' indietro rispetto al tappeto... e si parte. Credo sia
stato lo start piu' emozionante della mia storia podistica.
Ho la sensazione di cavalcare la salita del primo miglio, sono
veramente piccola di fronte all'immensita' del Verrazzano, di
fronte all'immensita' di questa Maratona. Ed io, piccolo puntino
bianco, sto correndo, diligente, a destra perche' cosi' mi aveva
detto Gianni, perche' solo cosi' avremmo avuto la possibilita'
di incontrarci e, poco dopo, ecco che arriva, insieme a Carlo...
sentire le loro voci mi sembra di buon auspicio. Scollino e
mi butto giu'. Alle mie spalle Emiliano grida: "Roby vai
piano, non farti prendere dalla discesa!". E' strano sentirsi
chiamare a New York! Mi conosce poco, non sa che le discese
sono il mio punto di forza. Le correro' tutte piu' velocemente
possibile, tutte anche le piu' brevi, anche quelle con pendenza
minore... anche quando le mie gambe grideranno dal dolore.
Scorrono le miglia, scorre New York ed ho la consapevolezza
di star correndo troppo forte. Mi sento bene, sono molto concentrata,
sento tanto rumore intorno ma difficilmente mi soffermo con
lo sguardo. Continuo a sentirmi un puntino bianco in questa
immensita' e tale e' la folla presente lungo il percorso. Adesso
pero' non posso lasciarmi andare all'emozione. Su e giu'...
le gambe girano, la mente vola. Alcuni cartelli non li vedo
neanche... il mio unico obiettivo e' quello di andare avanti.
Transito alla mezza in 1h36'30" e, sebbene le sensazioni
siano ancora buone, la mente adesso vacilla... sto rischiando
di gettare all'aria una buona preparazione.
Nell'affrontare la salita del Queensborough mi rendo conto che...
sara' dura.... Vado su con cautela, tanto piu' che soffia anche
un vento piuttosto fastidioso... e non finisce mai. La mia forza
sta nel "dejà vu": e' la prima volta che vengo
a New York ma questo percorso lo conosco a memoria... Sento
la folla che grida laggiu' in fondo, stanno aspettando ognuno
di noi ed a me, piccolo puntino bianco con le ali ai piedi,
a questo punto, sembra veramente di volare.
Intorno al 19mo miglio pero' mi rendo conto che qualcosa si
sta rompendo, al passaggio del 20mo mi chiedo: "Chi mi
ha tarpato le ali?!". La mente crolla, ho corso troppo
forte, la colpa e' solo mia ...e la voglia di mettermi a camminare
e' tanta, abbasso la testa quasi rassegnata, mi sento stanca....
ma avanzo. Le medie al km delle successive due miglia sono 5'14"
- 5'33"... In prossimita' del cartello del 22mo miglio
guardo, senza vera intenzione, il display e, io che sono negata,
io che non ne ho mai voglia, mi metto a fare i conti... Se solo
riuscissi ad impostare un'andatura "normale" valuto
che potrei ancora fare il personale. I quadricipiti sono doloranti,
ma se ho fatto i conti sono lucida... e penso: <<ci sono
periodi della vita in cui soffriamo per dei mesi interi senza
conoscere la fine, cosa sara' mai, in confronto, mettersi a
"soffrire" per 4 miglia e poi basta?!>>.
Lo so... e' un pensiero dal suono strano ma, con gli occhi fissi
in terra e con le urla della gente nelle orecchie, scopriro'
poi di aver corso a 5'01" al km. Solo un podista, come
noi, puo' capire lo sforzo che c'e' stato dietro.
Allo striscione del 25mo miglio, pur non guardando il cronometro,
sento di star correndo verso quelle 3h24' preventivate. Mi sorprendo
a domandarmi come tutta questa gente possa vedere un puntino
bianco. Soltanto quando compare davanti ai miei occhi lo schermo
gigante le proporzioni si ridimensionano e mi ritrovo a correre
dove ci eravamo allenati le mattine precedenti. Dall'ultima
salita il Traguardo diventa sempre piu' grande, sempre piu'
vicino ed il mio sguardo resta fisso sui secondi che scorrono.
Devo riuscire ad arrivare prima dei 60... e cosi' sara'... ma
soltanto quando lo taglio mi rendo conto che i minuti sono 21...
alzo le braccia al cielo e penso che da sola non ci sarei mai
riuscita.
Ed io non sono sola. Oltre quella linea, fra qualche minuto,
fra qualche ora, fra qualche giorno, ci sara' Gianni, Orlando,
voi della Lista, i miei compagni di Societa'.... tutte persone
con cui condividere la mia gioia e mentre penso questo incontro
gli altri del gruppo... sono le prime persone a cui dico il
mio tempo e, quando mi abbracciano, piango... Con la medaglia
al collo e due lacrimoni pronti negli occhi mi dirigo verso
l'appartamento. Tanti, tantissimi volti sconosciuti mi fermano
per congratularsi e non so fare altro se non sorridere commossa
a tutti.
Ad un semaforo mi rivolge la parola un signore anziano con il
bastone e, in spagnolo (per l'affinita' con la nostra lingua)
racconta che anche lui correva e, alla Maratona di New York,
era sempre stato presente come volontario, assistente lungo
il percorso. Quest'anno, per la prima volta, non gli era stato
possibile... e mi indica il bastone aggiungendo: "Questa
mattina ho pianto". Mi chiede in quanto tempo ho concluso.
Quando glielo dico il suo volto triste si allarga in un sorriso
e mi tende la mano.
Abbasso gli occhi e penso che lui, oggi, ha sofferto piu' di
me. Lo saluto e mi allontano... vado a mettere sotto chiave
tutte le emozioni di questo 7 Novembre 2004. Grazie.
Roby
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