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Inviati
Maratona di Padova Il Muro.
di Maurizio
Paura.
Per settimane solo paura. Paura di gettare via mesi d'allenamento,
di gare con risultati positivi e di sbattere nuovamente contro
quel dannato muro.
Tutti mi incoraggiavano, perfino i miei avversari
di tante battaglie, in tante gare, mi dicevano che ce l'avrei
fatta, ma la realtà è che la maratona non perdona
il minimo errore.
Alla partenza vedo Pierpaolo Stefanopoli e Paolo Cova, anche
loro intenzionati ad abbattere il muro delle tre ore dopo tanti
tentativi.
Vedo Antonio Margiotta con i suoi palloncini delle tre ore.
Non so che fare, chi seguo? Chi mi porterà al traguardo?
Lo sparo elimina improvvisamente tutti i miei pensieri negativi,
parto ad un ritmo troppo veloce, sorpasso subito Pierpaolo e
Paolo; dopo qualche chilometro raggiungo e sorpasso Antonio
col suo gruppone e corro davanti a loro.
Sono troppo arrogante, so che la crisi è sempre in agguato
e prima o poi mi punirà, come sempre. I chilometri continuano
a passare troppo veloci, corro a testa alta, con gli occhi alla
ricerca del prossimo cartello con il riferimento chilometrico
Chilometri Unità di misura che abbiamo dato alla
distanza Numeri che oggi non servono I cartelli
potrebbero essere bianchi, l'unico numero che mi interessa è
il 2 davanti al tempo finale.
Tre sorsi d'acqua ai ristori, non una goccia di troppo, per
non perdere il ritmo dei miei passi e del mio respiro che non
deve andare mai in affanno.
So che Pierpaolo e Paolo sono dietro di me, non li vedo ma oggi
è la giornata ideale per arrivare sino in fondo. Per
abbattere quel muro serve la carica di tre rinoceronti, quindi
non posso mollare, non posso farmi vedere camminando, potrei
scoraggiarli, quindi continuo, pur sentendo che le gambe mi
chiedono di rallentare, ma manca ancora molto. La strada oggi
è dentro di me, non sotto i miei piedi ma nella mia testa,
insisto nel tenere la velocità e improvvisamente la vedo,
vedo la crisi, è quasi bella con le dolci forme di un
cavalcavia che mi sussurra di rallentare, di rilassarmi, che
arriverei sotto le tre ore anche corricchiando.
Seguo il suo consiglio, rallento leggermente ma solo perché
vedo qualche podista camminare, in piena crisi.
Rallento per non imballare le gambe, per arrivare in cima al
cavalcavia, per potermi lanciare in discesa, per voltarle la
schiena e scappare da lei.
Ciao crisi, ci rivedremo in un'altra occasione! Ormai manca
poco, vedo la folla e sento la voce dello speaker, continuo
a non guardare il tempo sul mio crono, non voglio rallentare,
voglio arrivare correndo, vedo da lontano l'orologio dell' arrivo
ma non riconosco i numeri, sono ancora troppo piccoli o sono
le lacrime che mi impediscono di vedere quel che spero, quel
tanto desiderato 2 davanti, ma quanto lo vedo e' troppo tardi,
sono passato sotto lo striscione, mi giro e lo rivedo, bellissimo,
seguito da altri numeri, oggi quasi insignificanti, ma poi li
guardo bene e leggo: 2:57:08 (real time: 2:56:53)!!!
Dopo qualche minuto arrivano gli altri due rinoceronti, Pierpaolo
e Paolo, ce l' hanno fatta, ci abbracciamo, nell'abbraccio un
misto di tanta determinazione, sudore, lacrime e tre sorrisi
che raccontano tutto senza parole, più di ogni parola.
Ciao a tutti da Maurizio
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