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Inviati
Padova. di Pierluigi
Lalbergo, dirimpetto allospedale, ha ai lati dellingresso
due agenzie di pompe funebri, e unaltra subito dietro
langolo, con tanto di vetrina allestita in modo egregio
(se il buon giorno si vede dal mattino )
Il tempo di sistemarci, e subito allexpo Marathon: scambio
qualche impressione col signore dello stand della Dublino Marathon:
nonostante il mio inglese maccheronico riusciamo a capirci abbastanza:
è molto simpatico, anche se visibilmente impreparato
al gran caldo.
Abbiamo tempo anche per la messa dei podisti in Basilica: il
celebrante, riesce più volte a coinvolgerci direttamente,
attribuendo anche nellomelia, grande valore ad allenamento,
fatica, e vero significato dello sport.
Allo scambio della pace unanziana coppia di podisti inglesi
mi porge la mano sorridendo con un peace che contraccambio
volentieri.
Al termine un maratoneta dalla voce un po emozionata,
recita la preghiera del podista prima della benedizione adattata
allevento.
Solita cena frugale, e qualche consueta difficoltà a
prendere sonno, che però alla fine arriva.
Colazione e riti del mattino, col fuori programma della stazione
da raggiungere con oltre 10 di cammino per un autobus
che tarda ad arrivare (primi nervosismi)
Alla partenza, laddetto alle caldaie di belzebù,
ci da dentro con la legna: saremo sui 20° già alle
8 e 30
Finalmente lo sparo: provo ad impostare landatura giusta,
senza affaticare troppo le gambe: sto un po esagerando
col ritmo, speriamo di non dovermene pentire ma non è
facile tenere a freno lentusiasmo.
Il vecchio cuore di pietra, concentrato sulla cadenza della
corsa, mi concede qualche licenza per andare a battere un cinque
ai tanti bambini ai lati della strada: impossibile rinunciare.
Al passaggio alla mezza (1.32.40) mi incoraggio con un dai
che la Maratona inizia ora.
Intanto la temperatura sale: i termometri ai lati della strada
cominciano a segnalare 24/25°.
Al 25° incontro una casacca amica del Marathon club: scambio
una battuta su Alex: quel leprotto ora mi farebbe
comodo!
Intorno al 30° unanziana signora dalla voce un po
tremolante, mi incoraggia con un non devi cedere!,
subito dopo ai lati della strada, dei bambini hanno messo in
fila i loro disegni dedicati alla Maratona (no, dico:
continuiamo a correre o ci fermiamo a piangere?)
Un km. segnato male, mi procura un tuffo al cuore: 4,44
(cosa è successo?) lo scoramento dura giusto il tempo
di raggiungere il successivo, dove un 4,03 mi conferma
la sensazione.
Al 35° primo accenno di crisi: 4,35 seguito da un
4,36 al 36° (ragazzo: è ora di stringere i
denti!)
Riesco a tornare sotto i 4,30 ai successivi, cercando
di distrarmi dal termometro sempre più prossimo ai 30°.
E sempre di più la gente che cammina mai visti
tanti ritirati!
Il cavalcavia della stazione e i sampietrini della rampetta
di accesso al centro storico sono ormai gli ultimi sforzi a
separarmi da Prato della Valle.
Al 41° riesco a chiudere in bella progressione (4,15)
per poi sprintare agli ultimi 195 metri, col traguardo che mi
accoglie sorridente e con le braccia alzate.
Allarrivo bacio le dita della mano con cui accarezzo la
guancia della ragazza che mi mette la medaglia al collo, lei
mi ripaga con un sorriso:
voglio essere un maratoneta finchè cuore e gambe
me lo permetteranno.
Al ritorno, la sosta allautogrill ci fa trovare attorno
ad un tavolo con un gruppo di Lucera, e quelli della Colle-Maraton:
addentiamo un panino scherzando come vecchi amici: la maratona
è anche questo.
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