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Un umbro sulle tracce del Passatore di Leonardo Crocilli

Si devono fare tutti di corsa, tutti insieme, senza soste lungo l’arco di tutta una giornata, dalle tre del pomeriggio a notte inoltrata. Sono i 100 chilometri di una bellissima strada, piena di salite e discese, curve e alberi, una strada che corre lungo tutto l’Appennino tosco-emiliano, collegando Firenze a Faenza. Sono i 100 chilometri del mitico percorso podistico del Passatore, chilometri infiniti che scoprono paesaggi fantastici e incontaminati toccando i luoghi dove ancora imperversa e aleggia la fama del bandito Stefano Pelloni detto, appunto, il Passatore.
Filippo Poponesi è un umbro che il 29 maggio scorso, insieme ad altri 3.000 podisti provenienti da tutte le regioni italiane e da molti paesi europei si è messo sulle tracce del bandito e ha deciso di confrontarsi con quella che ai più pareva, e pare ancora, più che una gara di corsa su strada un’impresa per pochi coraggiosi, dove l’incoscienza gioca un ruolo da protagonista, al pari di una metodica e dura preparazione fisica e mentale. Un cocktail di ingredienti vari e diversificati che Poponesi è riuscito a creare e a riversare senza esitazioni ed errori tattici nel tragitto di gara.
Quasi uno scherzo quindi per il podista perugino colmare la prima parte della distanza per tirarsi fuori dal centro storico di Firenze, inerpicarsi fino a Fiesole, raggiungere Borgo San Lorenzo e scollinare al Passo Colla di Casaglia a quasi 1000 metri sul livello del mare, archiviando con sforzo contenuto i primi 50, duri, chilometri del tragitto, più della metà dei quali in salita.
Giusto il tempo di rifiatare e di riprendersi dal freddo pungente provocato da un infido vento di settentrione, che è iniziato senza soluzione di continuità per Poponesi l’attacco paziente e costante al traguardo finale di Faenza, in una lunga e tortuosa discesa che toccando i paesi di Casaglia, Marradi, San Cassiano e Brisighella lo avrebbe condotto alle porte del capoluogo faentino.
Lì, lungo il forte e prolungato pendio, lo sforzo si è fatto sentire non poco, facendo vacillare la convinzione dell’atleta perugino, quando la notte aveva già avvolto la seconda parte del percorso e la solitudine della gara è penetrata fisicamente nel piano strategico di Poponesi, mettendone a dura prova le fondamenta.
Ma l’atleta, non nuovo ad imprese del genere, è riuscito a superare una crisi durata più di 10 chilometri ed è emerso dalla notte, nel lungo rettilineo che conduce a Faenza, esplodendo improvvisamente nel finale di gara, piombando letteralmente sul traguardo mangiandosi con avidità gli ultimi chilometri restanti mentre il silenzio della notte celava ogni rumore e la strada pareva un panno nero nero deserto dove si stendevano gli ultimi chilometri della ultramaratona.
L’atleta dell’Avis Perugia, primo podista all’arrivo della nutrita spedizione umbra, ha coperto il percorso nel tempo totale di 10 ore e 42 minuti, alla velocità di più di 9 km/h, una velocità stratosferica se si considera la distanza e il tempo occorrente per coprirla.

Leonardo


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