La
preparazione è stata forse troppo breve (2 mesi) ma dopo
la maratona di Parigi del 4 aprile, avevo praticamente smesso
di correre fino a fine mese perché ero andato un po
giù di testa, non avevo più voglia né motivazioni.
Poi si è accesa la lampadina per questo obiettivo ed
ho ricominciato a pieni giri forzando molto a maggio e fino
a metà giugno come km e come salite. Il percorso lo conoscevo
già per i primi 31 km che avevo fatto lanno scorso
fino al 2° intermedio di S.Marcello, ma erano gli ulteriori
21 km che mi intimorivano. Erano molti anni che non percorrevo
quella strada, ma mi ricordavo le serie di tornanti che cerano,
laltimetria del percorso poi non lasciava dubbi. Negli
ultimi giorni mi ha affiancato Marco, un amico che, dopo aver
corso con me la Pisamarathon ed un altro lungo di 33km, ha deciso
di provarci. Nel frattempo organizzo lassistenza che voglio
avere durante la prova: un amico con sua moglie e mia moglie
ci seguiranno in auto fino allAbetone, con scorte di acqua,
sali, barrette. Ho paura del caldo, lo soffro, soffro la mancanza
di acqua al momento giusto: avere un rifornimento al seguito
da sicurezza mentale. Poiché abitiamo a circa 50km da
Pistoia, andiamo direttamente la domenica mattina. Domenica
27 ore 7,30: partenza. So che avrò lautonomia per
arrivare bene al 31°, poi si vedrà. La stima prevista
sarebbe di arrivare entro le 6 ore: vedremo. Comunque arrivare.
Partiamo tenendo una media di circa 6 al km, appena inizia
la salita si sale a 7/km. Il 1° intermedio, Le Piastre,
dopo 16km si passa bene, adesso la prima rampa di 9km di salita
è finita cè un falsopiano in leggera discesa
che aiuta a defaticare un po le gambe, la media scende
a 5,20/km forse aumentiamo troppo. Non facciamo in tempo a pensarlo
che si ricomincia a salire, questa seconda rampa è più
breve della prima, sono (solo) 4,5 km ma intanto il caldo si
fa sentire ed i km anche; scolliniamo al passo delloppio
al 26° km adesso ci sono 5 km al secondo intermedio di S.
Marcello.
La discesa mi sta torturando le ginocchia, tiro un po
il fiato e cerco di fare meno danni possibile. Transito al 31°
in 3h e 14 (20 in meno dellanno scorso e sto
andando in cima!); sono contento, ma sono anche consapevole
che la gara inizia da qui. Nelle mie poche maratone corse (5)
fino ad oggi il 30° km, o giù di li, è sempre
stato un momento di transizione, di passaggio dallo stare bene
allandare via con la testa e quindi linizio di crisi
più o meno durature. Intorno a questa distanza normalmente,
alterno dei tratti camminati alla corsa. Oggi,
invece, mi sembra diverso, sarà che sto pensando alla
lunghezza della gara, alle difficoltà che ancora mi aspettano,
sarà lincoscienza, non lo so, ma sto correndo.
31,32,33,34,35 ricomincia la salita e sto ancora correndo! Comincio
a pensare di arrivare alla distanza della maratona senza mai
fermarmi, se non ai ristori. Puntualmente il sogno si infrange
un km dopo: al 36° infatti il caldo e la salita si insinuano
nella mia mente e mi impongono di camminare. Il camminare comunque
di buon passo si rivela ben presto fastidioso perché
le gambe si imballano e cominciano i dolori muscolari.
La testa ha comunque detto stop, devo camminare per forza. So
che in cima ci arriverò a tutti i costi, ma non volevo
che finisse così, gli ultimi 16 km al passo. Il mio amico
Marco intanto ha allungato, stava bene, prova a forzare: ci
vedremo in cima, penso. Dico anche allauto che mi fa assistenza
che molto probabilmente non riuscirò più a ricominciare
a correre: sono in piena crisi (ritengo più mentale che
fisica). La rabbia è che sto bene, non sono particolarmente
affaticato, ma non riesco a sbloccarmi; provo a correre e mi
rifermo subito: non ci siamo. Ad
un certo punto qualcosa cambia, e nel mezzo di un bel tornante
impegnativo ricomincio a correre: incredibile! Ci risono, sono
tornato. Non so come, ma in qualche modo la testa ha ricominciato
a pensare positivo. Le gambe scricchiolano un po, ma ricominciano
a girare a poco a poco. La salita è ancora molto impegnativa,
i tornanti non sono ancora finiti, ma adesso sono io che scelgo
la tattica da adottare, camminare certi tratti piuttosto che
correrne altri. Ho ripreso il comando di me stesso. Intanto
transito ai 42 km e 195 sono passate 4h e 38 e sto varcando
il traguardo della mia 6^ maratona. Adesso cè lignoto,
non ho mai corso oltre questa distanza ed oltre questo tempo,
non so cosa aspettarmi dal fisico, dalla testa o da chissà
cosa altro. Ora a maggior ragione vale il motto: "non si
fanno prigionieri".
Andare avanti è imperativo. I tratti corsi cominciano
a farsi sempre più lunghi, stranamente dopo 45 km sto
bene. Mi raggiunge Calcaterra che sta accompagnando una ragazza
allarrivo: ha vinto in 3h e 30 ed adesso si rifà
gli ultimi 7/8 km per defaticare. Mi congratulo con lui gli
chiedo informazioni sul tratto finale: demoralizzante, la salita
non ci mollerà. Meglio non pensarci. Corro qualche centinaio
di metri con loro, poi rallento perché voglio arrivare
correndo, piano, ma correndo. Gli
ultimi 5 km, sarà per la strada ombreggiata, sarà
perché la salita è diventata più abbordabile,
li corro tutti. Non mi sembra vero, sto passando il cartello
del 50°km e non solo riesco ancora a correre, corro abbastanza
in scioltezza ed ho anche la forza di incitare chi è
in difficoltà. 51° è fatta, vedo la piazza
in lontananza chiedo quanto manca, lo so, ma lo chiedo lo stesso:
meno di 500 mt. Accelero, non so dove trovo queste energie,
ma riesco ad arrivare in accelerazione: 5h e 59min.
E' FINITA!!!! Poi il ritrovo con la moglie e gli amici, Marco
che nel frattempo ha chiuso in 5h e 28, Luca 4h 02
(15°assoluto) grandi, complimenti a tutti i partecipanti.
Ciao, Mauro.
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