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Pistoia-Abetone '04: la mia prima ultramarathon di Mauro

Fotografie di Piero Giacomelli. http://www.pierogiacomelli.com

La preparazione è stata forse troppo breve (2 mesi) ma dopo la maratona di Parigi del 4 aprile, avevo praticamente smesso di correre fino a fine mese perché ero andato un po‚ giù di testa, non avevo più voglia né motivazioni. Poi si è accesa la lampadina per questo obiettivo ed ho ricominciato a pieni giri forzando molto a maggio e fino a metà giugno come km e come salite. Il percorso lo conoscevo già per i primi 31 km che avevo fatto l‚anno scorso fino al 2° intermedio di S.Marcello, ma erano gli ulteriori 21 km che mi intimorivano. Erano molti anni che non percorrevo quella strada, ma mi ricordavo le serie di tornanti che c‚erano, l‚altimetria del percorso poi non lasciava dubbi.
Negli ultimi giorni mi ha affiancato Marco, un amico che, dopo aver corso con me la Pisamarathon ed un altro lungo di 33km, ha deciso di provarci. Nel frattempo organizzo l‚assistenza che voglio avere durante la prova: un amico con sua moglie e mia moglie ci seguiranno in auto fino all‚Abetone, con scorte di acqua, sali, barrette. Ho paura del caldo, lo soffro, soffro la mancanza di acqua al momento giusto: avere un rifornimento al seguito da sicurezza mentale. Poiché abitiamo a circa 50km da Pistoia, andiamo direttamente la domenica mattina.
Domenica 27 ore 7,30: partenza. So che avrò l‚autonomia per arrivare bene al 31°, poi si vedrà. La stima prevista sarebbe di arrivare entro le 6 ore: vedremo. Comunque arrivare. Partiamo tenendo una media di circa 6‚ al km, appena inizia la salita si sale a 7‚/km. Il 1° intermedio, Le Piastre, dopo 16km si passa bene, adesso la prima rampa di 9km di salita è finita c‚è un falsopiano in leggera discesa che aiuta a defaticare un po‚ le gambe, la media scende a 5,20/km forse aumentiamo troppo. Non facciamo in tempo a pensarlo che si ricomincia a salire, questa seconda rampa è più breve della prima, sono (solo) 4,5 km ma intanto il caldo si fa sentire ed i km anche; scolliniamo al passo dell‚oppio al 26° km adesso ci sono 5 km al secondo intermedio di S. Marcello.
La discesa mi sta torturando le ginocchia, tiro un po‚ il fiato e cerco di fare meno danni possibile. Transito al 31° in 3h e 14‚ (20‚ in meno dell‚anno scorso e sto andando in cima!); sono contento, ma sono anche consapevole che la gara inizia da qui. Nelle mie poche maratone corse (5) fino ad oggi il 30° km, o giù di li, è sempre stato un momento di transizione, di passaggio dallo stare bene all‚andare via con la testa e quindi l‚inizio di crisi più o meno durature. Intorno a questa distanza normalmente, alterno dei tratti camminati alla corsa.
Oggi, invece, mi sembra diverso, sarà che sto pensando alla lunghezza della gara, alle difficoltà che ancora mi aspettano, sarà l‚incoscienza, non lo so, ma sto correndo. 31,32,33,34,35 ricomincia la salita e sto ancora correndo! Comincio a pensare di arrivare alla distanza della maratona senza mai fermarmi, se non ai ristori. Puntualmente il sogno si infrange un km dopo: al 36° infatti il caldo e la salita si insinuano nella mia mente e mi impongono di camminare. Il camminare comunque di buon passo si rivela ben presto fastidioso perché le gambe si imballano e cominciano i dolori muscolari.
La testa ha comunque detto stop, devo camminare per forza. So che in cima ci arriverò a tutti i costi, ma non volevo che finisse così, gli ultimi 16 km al passo. Il mio amico Marco intanto ha allungato, stava bene, prova a forzare: ci vedremo in cima, penso. Dico anche all‚auto che mi fa assistenza che molto probabilmente non riuscirò più a ricominciare a correre: sono in piena crisi (ritengo più mentale che fisica). La rabbia è che sto bene, non sono particolarmente affaticato, ma non riesco a sbloccarmi; provo a correre e mi rifermo subito: non ci siamo.
Ad un certo punto qualcosa cambia, e nel mezzo di un bel tornante impegnativo ricomincio a correre: incredibile! Ci risono, sono tornato. Non so come, ma in qualche modo la testa ha ricominciato a pensare positivo. Le gambe scricchiolano un po‚, ma ricominciano a girare a poco a poco. La salita è ancora molto impegnativa, i tornanti non sono ancora finiti, ma adesso sono io che scelgo la tattica da adottare, camminare certi tratti piuttosto che correrne altri. Ho ripreso il comando di me stesso. Intanto transito ai 42 km e 195 sono passate 4h e 38‚ e sto varcando il traguardo della mia 6^ maratona. Adesso c‚è l‚ignoto, non ho mai corso oltre questa distanza ed oltre questo tempo, non so cosa aspettarmi dal fisico, dalla testa o da chissà cosa altro. Ora a maggior ragione vale il motto: "non si fanno prigionieri".
Andare avanti è imperativo. I tratti corsi cominciano a farsi sempre più lunghi, stranamente dopo 45 km sto bene. Mi raggiunge Calcaterra che sta accompagnando una ragazza all‚arrivo: ha vinto in 3h e 30‚ ed adesso si rifà gli ultimi 7/8 km per defaticare. Mi congratulo con lui gli chiedo informazioni sul tratto finale: demoralizzante, la salita non ci mollerà. Meglio non pensarci. Corro qualche centinaio di metri con loro, poi rallento perché voglio arrivare correndo, piano, ma correndo.
Gli ultimi 5 km, sarà per la strada ombreggiata, sarà perché la salita è diventata più abbordabile, li corro tutti. Non mi sembra vero, sto passando il cartello del 50°km e non solo riesco ancora a correre, corro abbastanza in scioltezza ed ho anche la forza di incitare chi è in difficoltà. 51° è fatta, vedo la piazza in lontananza chiedo quanto manca, lo so, ma lo chiedo lo stesso: meno di 500 mt. Accelero, non so dove trovo queste energie, ma riesco ad arrivare in accelerazione: 5h e 59min.
E' FINITA!!!! Poi il ritrovo con la moglie e gli amici, Marco che nel frattempo ha chiuso in 5h e 28‚, Luca 4h 02‚ (15°assoluto) grandi, complimenti a tutti i partecipanti.

Ciao, Mauro.


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