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Reunion: La Diagonale des Fous di Massimo Guidobaldi

Così titolava “Le Quotidien de la Reunion”:
“Le Grand Raid c’est une corse où l’on se sent appartenir à l’univers”; oppure " C’est une tres belle course. On en prend plein la vue. Mais il faut etre pour y parteciper "…….
La scheda tecnica de La Diagonale des Fous, era chiara: 140 km con 8000m di dislivello positivi ed altrettanti negativi (somma di tutti i dislivelli 16000m), tempo limite 60 ore; 2042 partecipanti e 1387 folli all’arrivo nello Stade de la Redoute di S.Denis.
Gara questa, se così si può definire, dove ogni esperto è profano, ogni dettaglio o accorgimento è insulso e banale.
Avventura inumana, direi!
Questa gara è una gara di folli, per gente insana, organizzata da un folle signore, certo Chicaud !!
Per partecipare ad essa sono richiesti requisiti che vengono richiesti normalmente ad ogni manifestazione estrema, ma secondo me, andrebbero accompagnati esami ben specifici, riguardo lo stato mentale di ogni singolo partecipante!!
Possono aver detto tutto su questa competizione, ma non credo abbiano reso le idee di come veramente fosse….chi si è espresso in merito a ciò lo ha fatto con ipocrisia giustificata (per non intimorire); non si può far credere a tutti, che tutti, possono portarla a termine!
Più volte ho avuto modo di raccontare le mie performances con sincerità ed ironia, credo di non poter essere lo stesso….c’è poco da essere ironici!
Nel descrivere tale esperienza forse mi troverò in disaccordo con altri sprovveduti concorrenti, ma posso dire liberamente che, per la prima volta in vita mia, ho visto in faccia la morte…… ed ho avuto il coraggio di affrontarla!!
Avrei senz’altro aggiunto, ai caratteri cubitali de Le Quotidien: “Imperativo, sopravvivere! Imperativo, Dimenticare!!
Perché allora, farsi del male?!
Quando mi sono accorto delle difficoltà vere, era già troppo tardi.
Ho pensato di ritirarmi anche senza un dolore, perché psicologicamente ero distrutto, ed ormai in preda al panico!!
Rinunciare in altre situazioni, in un’altra ipotetica gara estrema, ma in completa sicurezza, avrebbe sì, significato la sconfitta, ma anche la salvezza!….Abbandonare in questa D.d.F., avrebbe voluto dire la fine certa….ma in posizione orizzontale!
Prima, nella peggiore delle ipotesi, nessun addetto dell’organizzazione avrebbe potuto raggiungermi e recuperarmi nel buio della notte e per giunta, nella fitta foresta tropicale; secondo poi, se solo mi fossi fermato, avrei rischiato di finire in ipotermia (se non si interviene può provocare la morte),viste le basse ed insolite temperature per un paese tropicale.
Fermarsi ad attendere i soccorsi (quali e come avrebbero potuto? Se persino i ristori in alcuni punti sono stati paracadutati a mezzo elicottero?!) per tutta la notte, con il sudore che mano a mano si gelava addosso, malgrado il telo di sopravvivenza obbligatorio, accovacciati lungo il sentiero di montagna stretto e fangoso, rischiando per altro, di essere calpestato da un pellegrinare di zombi, sarebbe stata una pazzia!.…come la cosciente pazzia, che mi ha spinto a proseguire!!
Sono tre, secondo me, tra i molti aneddoti da raccontare, i più significativi ed esplicativi:
il primo, quello vissuto ( per fortuna lo può raccontare) dal mio amico Alessandro Montemurro (ex Marathon des Sables), che con grande coraggio, responsabilità e solidarietà nei confronti del suo compagno Alberto Alberini (prima volta alla Reunion), colto da ipotermia, raggiungevano insieme il punto di controllo di Cilaos a metà percorso. Nel dichiarare l’abbandono, viste le condizioni e le difficoltà, indicate nel road book, ancora da superarare, si vedevano costretti ad una sistemazione di fortuna, in tenda militare ( a disposizione per chiunque avesse voluto riposare ), perché data l’ora (1:30’), l’organizzazione non poteva garantire nessun trasporto, nell’unico ospedale di S.Denis.
Rinviava perciò, i nostri amici, ad attendere il giorno, stesi su una branda, sotto una tenda ed essere sistematicamente disturbati ogni due ore dal personale dell’organizzazione, che ordinava loro, di lasciare il posto ad altri concorrenti, intenzionati a sostare a Cilaos per la notte.
Ciò faceva andare su tutte le furie Montemurro contro gli organizzatori, che riusciva di forza ad ottenere un passaggio in auto fino al nosocomio.
Oppure , bisognava fare come lo sfortunato Vetriani Riccardo, mio compagno di cordata fino a Trois Roches , che dopo essere tornato indietro al più vicino check point, per dichiarare l’abbandono, si vedeva rifiutare il trasporto a S. Denis, in quanto il punto di controllo non era attrezzato per le urgenze e ne avrebbe dovuto raggiungere un altro distante circa 10 km.
Inalberato come non mai e dimostrato i veri motivi dell’abbandono ( ginocchia dolenti e unghie dei piedi pesti ), manifestava a viva voce il suo intento di raggiungere l’ospedale, riuscendo a convincere gli addetti dell’organizzazione a chiamare e far successivamente atterrare un elicottero della Gendarmerie.
Il terzo aneddoto è un aneddoto che evidenzia lo stato d’animo di alcuni concorrenti e, nella fattispecie di un francese, che trovatosi da solo, di notte, nel sentiero reso viscido dal fango, ormai fermo, impaurito e infreddolito, chiedeva, al sopraggiunto Patrizio Locatelli, di poter proseguire con lui.
Patrizio, dispiaciuto e per di più preoccupato, per le condizioni fisiche, sue e del francese, fatto che lo avrebbe sicuramente rallentato, gli consigliava di attendere il gruppo di concorrenti appena superati, da cui avrebbe trovato assistenza e compagnia.
Ho avuto modo in più riprese, di parlare di terreno viscido, fangoso, freddo!….ebbene sì, sembrerà strano per un’isola situata ai tropici, incontrare un clima così!
Sapevamo dalle previsioni, che sarebbe piovuto, ma non di nevicare!!
Massimo!….cominci ad avere le traveggole?! (è quanto mi dicevano Rick e Tony sul Kerveguen al 60° km a 2206 m di altezza ). Era quanto appariva davanti i nostri stanchi occhi, alla luce delle nostre lampade frontali…non era una allucinazione!!
Non ho avuto modo di approfondire, ma credo che queste variazioni climatiche siano dovute agli Alisei e al Vulcano de la Fournaise ancora attivo.
A questo punto sono in dubbio anche i nostri equipaggiamenti!
Tutti e tre: io, Antonio Camertoni e Riccardo Vetriani, leggendo l’altimetria, credevamo che le difficoltà le avremmo incontrate solo sulla prima metà del percorso (salita di 24 km al Vulcano da 17 m a 2350 m sopra il livello del mare + salita al Kerveguen + la discesa verso Cilaos)…non è stato affatto così!
Si è proseguito tra speranza, disperazione e….variazioni altimetriche….per rallentarci….per logorarci….tutto era un ostacolo!…….ecco allora, appettate, impennate, sgarrupate, precipizi, burroni, strapiombi, scarpate, scapicolli……e poi, pietraie, roccia vulcanica, sentieri di lava raffreddata, sentieri di foresta tropicale fangosi, resi ancora più insidiosi da radici sporgenti, mortilloni, scale metalliche, gradoni, gradini, tratti di ferrate, tratti di ferrate non attrezzate, arrampicate di 3° - 4° grado di difficoltà…immaginate che i tratti più pericolosi, gli abbiamo attraversati di notte e alla sola luce delle nostre frontali!!
Ogni appiglio, ogni appoggio di fortuna, anche un ciuffo d’erba, poteva significare la sopravvivenza….di qua e di là il vuoto!!
Si è proseguito cono mani e piedi, strusciando le natiche a terra …ricurvi in avanti per dirigere più in basso il fascio luminoso della lampada, verso un appoggio migliore.
….Non poteva essere d’aiuto, nemmeno il suggerimento di Carlos Garcia ( spagnolo di Madrid, conosciuto nel giro della Corsica a tappe ), riguardo il passaggio all’interno del sentiero fangoso che ci avrebbe condotto al Piton Gran Bazar, con la lampada frontale tenuta in una mano, così da poter illuminare più in basso e riconoscere ed individuare qualsiasi rilievo del terreno sempre più insidioso……impossibile! Non potevo sentirmi sicuro senza le mie mani libere per appoggi sicuri, garantiti!…ho vissuto due notti terribili!!
Avrei voluto piangere…..non mi avrebbero sentito…la concentrazione era tale da non permettersi distrazioni!
Riccardo più sfortunato di noi, come già accennato, decide di ritirarsi….. e fa bene, viste le sue condizioni e quello che avrebbe dovuto patire!….A prevalso il dolore, ma prima di lasciarci ci confida: non mi diverto più! Mi dispiace ragazzi…. grazie per i 90 km trascorsi insieme!!
Da quel momento in poi, anche tra me ed Antonio il dialogo si raffredda!….nessuno dei due sa dare una spiegazione…non c’è tempo per analizzare….siamo vicini ma nello stesso tempo lontani.
Non so se Tony me lo ha perdonato…..ad un certo punto, non riuscendo più ad assecondarlo nelle sue richieste di….quanto manca per il Piton Gran Bazar?….reagisco d’istinto e con uno scatto rabbioso mi allontano correndo come un indemoniato, al buio e sul solito sentiero viscido….rispondo: .… non mi chiedere più nulla!….non so dove siamo e non so chi sono!!
…accelero l’andatura, inutilmente, perché, mal interpretando il road book, pensavo ad un altro punto di controllo orario, entro il quale dovevamo presentarci per non essere eliminati…..altra difficoltà questa, riservataci da quel pazzo di Chicaud!….140 km a cronometro?!…..come si fa ad essere così spietati?!….poi all’improvviso, alle 2 di notte, mi blocco…quasi rinsavito, ricordo che è il compleanno di Tony, mi fermo, lo aspetto, lo abbraccio con forza…..forse per darmi forza e per darne tanta a lui!…ne avevamo bisogno entrambi degli auguri, vista la precaria situazione!…
dopo l’interminabile corsa verso il Piton Gran Bazar, con un rapido calcolo, scopriamo che ci restano 23 km di sofferenza…..mi chiedo ma quanto ci vorrà ancora?! Tony prova a chiederlo timidamente ad altri “sopravvissuti”…..circa 7 ore, rispondono…..7 ore??…..ci si sono piegate le gambe e le braccia per un attimo le sentivo staccate dal resto del corpo,…..ma forse per via del peso dello zaino!….che impressione!
….alla fine ce ne metteremo 9!…ormai esausti proseguiamo al ritmo della “vacca stracca”….lo stesso ritmo che ci ha portato alla conclusione di altre gare storiche!
Non ho ancora parlato dei ristori in quanto mal gestiti e piuttosto scarni, tanto da incrementare il disagio….io e Tony decidiamo ad un certo punto di saltare la sbobba dei ristori e di affidarci alla nostra scorta…..se non fosse stato per essa, nell’incertezza della tollerabilità degli alimenti offertici,avremmo patito anche la fame!!
La soluzione a ciò, era perché non ne potevamo più e non vedevamo di raggiungere lo Stade de la Redoute!
Questa volta anch’io mi sento di sparare contro i (dis)organizzatori, non posso schierarmi dalla loro parte! …..sono i veri colpevoli di questo calvario!
Ma è vero anche, che se da parte loro esiste una forma di sadismo….non da meno è stato il masochismo dalla nostra!
Si è parlato di Raid storico, da record anche per numero di iscritti….ma in realtà, questa non è stata una gara e non si può definire tale, con quasi la metà dei concorrenti ritirati…..è un vero massacro!!
Nel finale io, a differenza di Tony, trovo la forza di correre a per di fiato gli ultimi 10 km , trionfante o no sono al traguardo in 51:53’…..Tony giungerà dopo circa un’ora dal mio arrivo, reggendosi un fianco (contratto)….sembrava l’Andrea Doria….comunque sorridente!
Apprendo solo due giorni dopo, leggendo il giornale, che ogni concorrente arrivato, dopo il ritiro del diploma con il tempo ufficiale, si sarebbe dovuto registrare, apponendo la propria firma a fianco la propria fotografia, nel tabellone piazzato a mo di grande lapide, al centro dello stadio.
Conoscere le lingue è importante e magari all’arrivo mi è anche stato detto..… ma non mi è dispiaciuto molto… anche perché il segno l’ ho lasciato, quanto questa gara ne ha lasciato a me...

Massimo Guidobaldi

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