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>>>>>>> Il Sorpasso di Filippo Poponesi

No, non stiamo parlando del celebre film con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, ma di 42 chilometri e 195 metri affrontati in un modo quanto mai particolare. Adesso mi spiego meglio. Si, perché mi sono permesso di snobbare una delle più importanti maratone nazionali, la blasonata Venicemarathon, correndola come “lungo”, termine usato dai podisti per definire un allenamento di oltre 30 km, in preparazione della Firenzemarathon del 27 novembre 2005. Solo che questo particolare allenamento prevedeva di correre i primi 10 km a mò di passeggiata, come se fossi ad una gita turistica ed i rimanenti 32 km ad un’andatura che su per giù avrebbe dovuto essere quella da tenere nella prossima e più impegnativa prova fiorentina. E così è stato. Sono entrato pertanto nell’ultima gabbia insieme al mio amico Maurizio, laddove ho ritrovato in coloro che mi circondavano le emozioni provate nella mia prima maratona. Infatti, c’erano molti esordienti in questa competizione, gente di tutte le età, per le quali l’obbiettivo primario non era fare il tempone, ma arrivare innanzitutto e solo secondariamente dare un’occhiata al cronometro. Gente con gli zaini sulle spalle, con le borsette a tracolla, con le chiavi e le monetine in tasca, che ad ogni passo emettevano i più svariati rumori. Ed intorno a me non si parlava di 3 ore o 2h e 59’ e rotti , ma di: “sicuramente ce la farò entro le 4 ore se non mi inchiodo” oppure “cercherò di stare dietro ai palloncini delle 4h 30’ “, fino ad arrivare al “speriamo di finirla”. Neanche ci siamo accorti del “Via”, figuriamoci quant’era alta la tensione in quei paraggi e quando siamo transitati sotto lo striscione della partenza, i primi avevano sicuramente già oltrepassato il secondo chilometro. Così, fra risate, scherzi, saluti e baci, (mi sono persino permesso di mandarne uno alla bellissima e bravissima Manuela Levorato piazzata in bella mostra sulla tribunetta della partenza, la quale ha prontamente contraccambiato. Ehhh, ci sarebbe voluto al 35° km. della prossima maratona...) abbiamo percorso i primi 10 km ammirando, proprio come ad una gita, le bellissime ville lungo il Brenta. Ma dopo un paio di "Pit Stop", ci siamo potuti permettere anche quelli, giunti al chilometro “X” (che può essere interpretato come Dieci, numero romano, o come KM “ics”) si sono accesi i motori supplementari, quelli dei 4’e 15” / 4’ e 20” a km. E da lì è cominciato il “sorpasso”. Uno zigzagare continuo, un accelerare per poi rallentare e poi accelerare ancora, un saltare dalla strada alla banchina e poi sul marciapiede, per poi ritrovare l'asfalto. Un susseguirsi di "Scusa", "Permesso?", "non volevo spingere", "mi dispiace" etc. etc. Al 15° chilometro avevo superato quasi mille persone, alcune delle quali, ignare di quanto stessi facendo (ammetto che la cosa fosse un po’ difficile da intuire) e convinti che fossi lo “sborone” di turno, non mi hanno risparmiato complimenti del tipo: “quello, al rifornimento ha preso la bomba”, oppure “tanto scoppi”, ed ancora “guarda che i chilometri da fare sono ancora tanti” … e così via. Bellissimo!!!. Posso dire di essere stato finalmente “protagonista” in una maratona (anche se non era quello il mio obbiettivo e casomai mi piacerebbe esserlo ancora, ma per un buon risultato). Ad un certo punto, dopo il 30° km. ho affiancato uno con la canottiera della SDA, il corriere espresso, e dato che io indossavo come sempre la mia canotta SUSA Trasporti Spedizioni ­ Spediti … verso il traguardo!, gli ho detto:” Dai, vediamo chi fà prima a fare questa consegna!” e come si dice nel nostro gergo, l’ho “Sverniciato”. TZE' !!! Alla fine, da 3800° circa che ero al decimo chilometro, sono arrivato intorno alla millesima posizione, sorpassando circa 3000 persone e tagliando il traguardo in 3h e 18’. Un buon allenamento. Tutto molto bello, ma, credetemi…… stressante da morire. Non a caso, negli ultimi 2/3 chilometri mi sono concesso una tregua (… voglio essere onesto: me la sono concessa anche perché non ce la facevo più), godendomi le bellezze del canal grande e salutando la folla che ci ha accolto con un mare (non a caso..) di applausi e grida di festa. Diciamo … una “passerella” finale (…una ogni ponte, anzi!). Un saluto ai miei compagni d’avventura e di allenamento, Paolo Carloni, Attilio Solinas e Maurizio Mainò, anche loro giunti al lagunare traguardo e quindi grandi atleti, come tutti quelli che riescono a correre per 42 km e 195 metri. E adesso, non ci rimane altro da fare che attendere il 27 novembre p.v., per vedere se la tecnica del “Sorpasso” avrà dato i frutti sperati. Altrimenti ...... MAI PIU'!!!!!!!!!!!!
Ciao a tutti.

Filippo Poponesi (detto Popof, l’uomo invisibile).

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